BiCinItalia
Un viaggio a pedali nel Bel PaeseArchivio per Giugno, 2008
Italia – Francia 2 a 0

Erano ancora i tempi di magliette blu appese alle bancarelle, delle decine di Totti e Del Piero che si accalcavano nelle calli affollate da vacanzieri al mare. Tutti (tutti almeno per i calciofili) sull’onda dell’entusiasmo. I mercanti facevano affari d’oro vendendo l’ultima maglietta a dieci euro di Pirlo, l’eroe della serata contro i francesi. Ancora non sapevamo che la corazzata Russia sarebbe arrivata in semifinale e che a fronteggiarla sarebbe stata la Spagna, non la squadra dei tifosi italiani a torso nudo. Le macchine strombazzavano allegramente. E non erano quelle dei rumeni, che avevano giustamente strombazzato 9 giorni prima, quando ci inchiodarono e costrinsero al pareggio (ed un rigore parato). Insomma, erano altri tempi. Ed era proprio in questo clima di leggera euforia che arrivò la lettera di un amico ciclofilo, amante delle piccole noglobal e dei musicanti di strada. E che, colpa nostra, pubblichiamo solo ora inaugurando questa nuova categoria di cicloesperienza aperta a tutti coloro che nei minuti seduti su un sellino ne traggono giovamento:
Dietro un viaggio c’è un miraggio…
“E chi mirava in alto?!? No signori. Non io.
La sola cosa a cui ero interessato era una partita…a Zurigo.
Nessuno voleva arrivare in Svizzera pedalando da Oderzo (TV), ma semplicemente
a casa mia. Nel divano con qualche amico, 2 o più Moretti e qualche companatico!
Il luogo in cui lavoro dista 12 km dalla mia dimora e con gioia mi piace raggiungerlo inforcando
la bicicletta. Sì, perchè è una gioia godendo dell’aiuto del sole, sfrecciare sulla Postumia.
E vedere lì, a Gorgo, le auto in colonna a un semaforo per lavori in corso. Ironia della sorte:
in colonna perchè stanno costruendo una pista ciclabile!
Ma il mio ritorno a casa ieri non è stata solo gioia…è stato un successo controvento!
Sì perchè il sole mi aveva beffato…nel pomeriggio era uscito dandomi fiducia in una
giornata finalmente senza pioggia!
Ma poi alle 19.20 il cielo, già grigio da un’ora, esplode tutta la sua rabbia trasformandola
in acqua e vento. Io guardavo, e piano pensavo…”ma come arrivo a casa ora?!?
Non posso certo aspettare! Cazzo, la partita!”
Tutti gli Italiani correvano verso i propri ritrovi a guardare quell’incontro tanto atteso!
E la mia ciclo renard formava delle onde sull’asfalto bagnato.
Ho corso sotto una pioggia incessante. Da perfetto anglosassone usando un’ombrello
molto professionale (altrimenti faceva pochi km!!). Purtroppo la pioggia era spinta da un vento
maligno che soffiava giustamente nella direzione opposta alla mia!
Non sono riuscito a tenerlo aperto fino a casa. Quando il mio corpo era già zuppo d’acqua, una luce
familiare alle mie spalle….il sole!!! Ma?!?
“Mi prendi per il culo??!?” Ormai la meta era vicina, la pioggia non cessava e pure questo sole che rideva beffardo!
“Chi è più pazzo?!? I pazzi siete voi!!!”
La beffa subita, non avevo dubbi che sarebbe stata ripagata…chiedetelo ai galletti!
Pace a pedali”
Matteo
A volte ritornano…
Una settimana fa cicloviandante Checco ci ha raccontato la sua fuga a Udine, l’entusiasmo della prima volta e i pregi del suo fondoschiena. Ma non poteva starsene via più di una manciata di giorni, causa incombenze lavorative così che in sella alla sua neobattezzata TheGoccia ha dovuto far ritorno nella nostra amata cittadina. E mentre il suo post viene pubblicato il nostro molto probabilmente sta galleggiando in quella strada per Codroipo che attraversa il Tagliamento, e si starà gustando beatamente la sua seconda volta. In faccia ai tubi di scappamento. Cioè. Tubi di scappamento in faccia…
“é ora di ritornare a Motta la settimana è andata benissimo ma le mie gambe reclamano pedali pedali pedali pedali… le giornate finalmente sono bellissime ma chissà come il caldo influenzerà il viaggio… preparo le sacche e le ancoro con fatica alla bici, (cavolo quanti laccetti); monto in TheGoccia e via veloce scappo da Udine, passo il centro guardandomi attorno ancora incredulo della piccola impresa che sto per terminare; esco da Udine e finalmente lascio le strade lastricate di porfido che minano la mia virilità (I need pantaloncini imbottiti)… il vento si alza forte rinfrescandomi arrestando il sudore, ma allo stesso tempo appesantendo il viaggio perché il senso di marcia è contrario… non mi faccio prendere dal panico e spingo energicamente nel pedale per sfidare quel vento tanto rinfrescante quanto fastidioso… La coscia si ingrossa e si gonfia ma resiste molto bene “Vento non sfidarmi che vinco io… “
Il viaggio passa velocemente interrotto solamente da qualche fermata per raccogliere il berretto sollevato dal vento… la strada non è bellissima per via del traffico ma le macchine e sopratutto i camion non infastidiscono il mio viaggio verso Motta
tento di battere il record di 2 ore e 50 minuti ma niente all’arrivo il tempo è sempre lo stesso… la prossima volta sarà migliore devo arrivare alle 2:30 ce la posso fare….
ora non rimane che reiterare questa esperienza ogni settimana… settimana dopo settimana… ormai il treno è un mezzo antiquato… la bici regna sovrana…
La soddisfazione di aver portato quasi 18 kg come bagaglio per 65 km, il rilassamento ottenuto dall’ottimo esercizio, la condizione mentale del viaggio sia durante che dopo è meravigliosa e inottenibile con qualsiasi altro mezzo di viaggio…. prendiamo la nostra bici e scappiamo riprendendoci la strada…
Da non sottovalutare in tutta la settima sono soppravvissuto con solamente 12 euro avanzandone 2,50; grazie TheGoccia ormai mio unico mezzo ufficiale di trasporto per viaggi piccoli/lontani…”
Cicloviandante Checco
Dietro 64 km, un’emozione
Perchè forse siamo un po’ romantici un po’ ingenui ma l’impresa di Checco, che per una volta ha deciso di non timbrare il biglietto del treno, ma di farsela fino a Udine tutta sul sellino, a noi ci lascia senza fiato…
Questo il suo racconto all’arrivo:
“La giornata non c’è… piove non piove… ma la voglia di provare la bici e le sacche in un vero test, Motta Udine, dove vado all’università, c’è e non si vuole nascondere dietro la paura del brutto tempo… preparo tutto di fretta metto nelle sacca computer vestiti e l’immancabile cibo per tutta la settimana non dimentico il k-way e parto per il primo vero viaggio con “TheGoccia” il nome provvisorio della mia bicicletta… le ruote conquistano terreno le sacche sono ben fissate alla bici e il loro notevole peso non si fa sentire… anche se non so quantificarlo perchè non ho pesato il mio bagaglio, come d’altronde non peso mai la valigia quando vado all’università!
Dopo pochi metri mio cugino mi guarda e ingenuamente mi chiede “Dove vai?” io avendo già il ritmo della pedalata rispondo “All’università di Udine”, “Noo -mi fa lui- adesso, dove stai andando?” “A Udineeeee” gli urlo perchè ormai ero già troppo lontano per mettermi a spiegargli il tutto…
Sono sulla strada incontro molta gente che guarda con curiosità quell’omone cavalcare quella bici resa imponente dalle sacche, chissà cosa pensano, non perdo mai l’occasione e orgogliosamente mi metto retto nella schiena come per rendere i miei movimenti più leggeri e importanti anche se in verità le mie cosce si chiedono se ce la faremo e il mio fondoschiena fa loro eco esprimendo tutte le sue perplessità per la comodità di quel sellino…
i km scorrono velocemente la bici si comporta egregiamente… la mia mente vaga verso l’orizzonte disegnato nei campi, e i gesti semplici della gente che incontro, tutto mi fa ricordare come sono fortunato a passare in bici questi momenti invece di perdermi dentro a una scatoletta di latta sfrecciando e strombazzando…
il tempo è fresco ottimo per pedalare in tutta tranquillità senza subire il troppo caldo… Solamente dopo Codroipo spunta qualche goccia lasciando presagire niente di buono ma continuo nella mia pedalata “se piove pioverà” penso, l’imprevisto è il bello del viaggio non posso fermarmi… Per fortuna cadono solamente poche gocce giusto quelle che servono per testare l’impermeabilità delle mie sacche…
Dopo due ore e cinquanta minuti di pedalate arrivo a Udine alle ore 18:05, contento e fiero per aver compiuto questo test ho chiamato immediamente Francesco un altro Francesco non me stesso per andare a bere una meritatissima birra festeggiando così la buona riuscita dell’impresa… tutto è andato bene stranamente…
Italia stiamo arrivando!!!!!!
Dopo questo viaggio “TheGoccia” reclama un conta Km, le mie gambe stranamente non hanno sofferto troppo e il mio sedere resiste egregiamente a tutti i sobbalzi… Il test ha dato ottimi risultati tutti positivi chissà come sarà il ritorno verso Motta!!!!”
Cicloviandante Checco
Cenere alla cenere, e…sandali in briciole
Macchinetta per qualche foto, zainetto con bottiglia d’acqua e quaderno, k-way rosso e berretto azzurro regalato generosamente dagli amici di Liberalabici. E’ tutto pronto, mentre neanche troppo in lontananza tuoni e fulmini fanno intendere che a pochi chilometri da qui qualche vacanziere starà imprecando contro il tempo. Ma noi non siamo vacanzieri, e mentre sbattiamo la porta di casa dietro i nostri passi sorridiamo a quei fulmini, che, almeno per il resto della giornata, hanno la benevolenza di non graffiarci e restare a cauta distanza. Ad avvicinarsi invece, le nostre mani, verso quel manubrio argentato che stiamo imparando a conoscere. E’ domenica, la prima con la nuova bici che già reclama un nome. Ma prima la battezziamo, poi pensiamo al nome. E così saliamo in sella. Usciamo dal centro abitato in direzione Villanova prendendo via Albano Capoluogo.
Qui, all’incrocio con viale Aldo Moro, incontriamo un motociclista, che, ironia della sorte, è diretto verso una gara di mtb a San Giovanni. Attraversiamo il ponte sul Monticano ed imbocchiamo via Albano VIllanova, che dopo qualche pedalata diventa via Sant’Agostino. In ordine sparso con un cenno salutiamo un gruppetto di amatori in tenuta d’allenamento, padremadrefiglioefiglia, un paio di solitari…la bici come azzeratrice di barriere…ecco come un saluto tra perfetti sconosciuti non è più visto con un senso di diffidenza ma piuttosto con inespressa complicità! Costeggiamo la Livenza fino a Villa Rietti, quando svoltiamo giù dall’argine per via Zampagnon e proseguiamo per via Callunga, dove a un certo punto iniziano a farsi largo tra i tralci dei vigneti i contorni oscuri di capannoni sfitti e fabbriche fumanti (anche alle 17.46 di domenica). Siamo in piena zona industriale, tra i Comuni di Cessalto e Motta, un traffico di oltre 2 mila veicoli al giorno. La strada principale che taglia in due l’area produttrice è priva di qualsivoglia striscia d’asfalto per pedoni e ciclisti. E difatti i ciclisti operai sono davvero pochi durante il giorno. Pochi ed impavidi! Questa strada si chiama via Magnadola, e la percorriamo fino a via Friuli, famosa per essere stata fino a poche settimana fa il luogo privilegiato per ecovandali di ogni sorta. Adesso è stata chiusa alle macchine, e siccome gli ecovandali non si spostano mai a piedi o in bicicletta, la zona ora è pulita. Costeggiamo il canale Brian e il retro delle fabbriche finchè torniamo sul ponticello che attraversa il fiume Monticano.
A quel punto ormai, i sandali vecchi del babbo ripescati in un non meno precisato angolo del garage, cedono di sana pianta. La suola di sughero, che prima della partenza misurava uno spessore di almeno 2 cm, adesso sembra la radiografia di una foglia autunnale. Come Pollicino, briciole di sandali sparse lungo la strada segnano la via del ritorno. Ma che noi non riprenderemo.
